Ville

Invenzioni

Un vecchio fienile lascia il posto ad un appartamento moderno. Una culla di luce e di vita.

Credits

Interior Designer

Zenucchi Design Code

Photographer

Michele Notarangelo & Andrea Rinaldi

È la luce che fa di una casa la propria casa.

C’era una volta… Questa è la storia di un antico fienile, lascito della nonna a una giovane coppia. Siamo nel centro storico di una piccola cittadina in provincia di Bergamo, tra case l’una accanto all’altra e viste da inventare. Come in una inedita caccia al tesoro, indizi e suggestioni hanno indicato la via. Quella della luce. Perché è la luce l’unica in grado di valorizzare le viste interne. Di regalare emozioni. Di svelare dolcemente i segreti dell’architettura e del design. È la luce che, naturale o artificiale che sia, fa di una casa la propria casa; un guscio che protegge, che accoglie, piccolo mondo al centro del Mondo. Accompagnata nelle stanze dal team di DEP studio, cancella il buio e accende gli spazi. Il muro del sottotetto, demolito, la lascia filtrare da sud, come se gli interni fossero un tutt’uno con il terrazzo in falda. Le finestre a nord, modificate, razionalizzano il disegno della facciata e regalano ai raggi del sole un altro punto d’entrata. E di vista. Come una donna misteriosa, la luce si diverte a mostrare le sue infinite personalità. Zenitale, quando filtra dal lucernario; calda, accecante quasi, quando il lasciapassare è la vetrata del sottotetto; morbida e soffusa quando si affaccia dalle finestre a nord. Tutto, all’interno dell’appartamento, pare fare un passo indietro. Come a voler dire che la vera protagonista è sempre lei. Le pareti, finite a gesso e tinte di bianco, la accolgono morbide in un abbraccio.

Il parquet in rovere naturale a plancia larga, spazzolato e oliato, rende omaggio all’essenza del legno, a quel calore che nessun’altra materia ha. Con la sua grazia leggera veste il pavimento e le scale, quella che conduce all’appartamento e quella che porta al soppalco. Qui, un parapetto in vetro extrachiaro abbatte le barriere visive e prende la luce per mano. Compagna del vetro, la pietra grigia accarezza i bagni, la lavanderia, il balcone e la terrazza in falda. Legno, pietra. L’artifizio lascia il posto alla naturalezza e alla Natura. Quella della materia, quella dei colori. Neutri, variazioni di bianchi, grigi e beige.

Intima libertà. È quanto si respira in questo appartamento.

Solo l’arte li accende. Grandi quadri dolcemente poggiati a terra, figure femminili chiuse in sinuose pose. Accanto al letto Night&Day di Patricia Urquiola (2010, Molteni & C), l’opera del Maestro Primo Formenti si riflette nell’artistica Mini Teca Victorian Grandeur di Ron Gilad (2009, Flos). È il trionfo del greige. L’armadio Gliss Quick di MDT (2010, Molteni & C), i comodini 909 di Luca Meda (1991, Molteni & C), il tappeto Mistral di Gunilla Lagerhem Ullberg (2010, Kasthall), ricordano la sabbia di un deserto sconfinato, interrotto solo dal blu oltremare delle coperte e dei cuscini firmati Ivano Redaelli. È pura intimità. Spazi che si aprono al mondo, ma non si rivelano. Come succede per il soggiorno. Lontano dalla cucina e dalla zona pranzo, domina morbido il soppalco. Sullo sfondo, i verdi e i blu dell’opera di Bruno Lucchi; al centro, il gioco d’altezze dei tavolini LC14 Tabourets di Le Corbusier (1952-1959; 2010, Cassina). Come quinta, il grande divano Turner di Hannes Wettstein (2008, Molteni & C); dettaglio inaspettato, la tela grezza della poltrona Wassily Chair di Marcel Breuer (1925; 1968, Knoll). Passato e presente. Maestri del passato, e Maestri dei giorni nostri.

L’area living cui DEP studio e Zenucchi hanno dato vita è teatro di citazioni  suggestioni. Come succede in sala da pranzo dove, attorno al tavolo Lessless di Jean Nouvel (2012, Molteni & C), si succedono stili ed epoche: c’è la Twiggy di Gebruder Thonet Vienna (2006), minimal ed essenziale con il suo cuoio bianco; ci sono la CH24 Wishbone Chair (1949; 1950), in legno massello e papercord naturale, e la CH33 (1957), disegnate da Hans J. Wegner per Carl Hansen; e c’è la Outline di Arik Levy (2012, Molteni & C), in vetroresina e metallo. Una slanciata Leukon di Antonio Citterio (2007, Maxalto) le illumina, mentre le tinte canapa e tortora della cucina Varenna, elegante e minimal insieme con le sue colonne laccate goffrate, l’isola in laminato opaco e il piano di lavoro in kerlite, donano loro libertà d’espressione. Intima libertà. È quanto si respira in questo appartamento tra Bergamo e Brescia.

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